Il mondo della ristorazione evolve con una rapidità sorprendente. È un settore complesso, che vive all’intersezione tra dinamiche sociali, macro-trend globali – dalla sostenibilità alla digitalizzazione – e preferenze dei consumatori che cambiano con una rapidità impressionante. E non mancano le sfide quotidiane dell’attività d’impresa: garantire l’alta qualità del prodotto, ottimizzare i margini, gestire il personale, mantenere elevati gli standard del servizio.
Interpretare i segnali del mercato e adattare di conseguenza la propria offerta è diventato fondamentale. Partendo da ciò abbiamo osservato nel 2025, in questo articolo cerchiamo di capire quali saranno le tendenze chiave del 2026 e offriamo ai ristoratori qualche spunto concreto per orientare la loro offerta.
Il food delivery continua a crescere: un’opportunità da non perdere
Secondo le analisi di Grand View Research (via: ADUC), il mercato italiano del food delivery crescerà del 4,8% ogni anno da oggi al 2030. Questa dinamica è confermata anche dai professionisti: secondo una recente ricerca SWG (via: Economy Magazine), il 37% dei ristoratori riconosce al delivery un impatto positivo sul fatturato, mentre un quarto del campione sottolinea la possibilità di crescere senza investimenti iniziali significativi.
È difficile immaginare che questo trend rallenti nel 2026. Per i ristoratori, il consiglio è di progettare un’offerta che funzioni anche a distanza, ma non tutti i piatti viaggiano bene: alcuni perdono consistenza, altri si inumidiscono, altri ancora arrivano con una consistenza compromessa.
I professionisti potrebbero quindi valutare la Pinsa in menù pensati per il delivery: la sua struttura leggera e alveolata, unita alla superficie esterna croccante, la rende particolarmente adatta al trasporto. La Pinsa arriva a destinazione ancora fragrante, non cede liquidi e non diventa gommosa.
Leggerezza e digeribilità guidano le scelte dei consumatori
Secondo il Rapporto Ristorazione 2025 della FIPE (via: InformaCibo), il 73% degli italiani dichiara che la salute influisce direttamente sulle proprie scelte alimentari. È la percentuale più alta d’Europa, a testimonianza di una cultura alimentare che non separa gusto e benessere, ma li considera parte della stessa esperienza.
Per i consumatori, sentirsi bene dopo il pasto è importante quanto il sapore. Le persone tendono a preferire piatti leggeri, digeribili, con ingredienti semplici e una percezione chiara di qualità. Non è un caso che molte realtà stiano rivedendo impasti, tecniche di cottura e combinazioni per rispondere a un bisogno che non riguarda soltanto chi ha intolleranze o esigenze specifiche, ma la maggior parte delle persone.
Perché suggeriamo la Pinsa? Perché il suo mix di farine, l’idratazione elevata e la lunga lievitazione la rendono naturalmente più leggera e digeribile rispetto ad altri lievitati. Non è un prodotto dietetico ma è equilibrato e in linea con le aspettative di chi cerca gusto e non vuole rinunciare al benessere.
La personalizzazione vende
La personalizzazione incide molto sulla scelta di un locale, perché consente alle persone di adattare piatti e proposte ai propri gusti e alle proprie esigenze in modo libero e consapevole.
Facciamo un esempio che non c’entra con la Pinsa: nel 2025 (FoodAffairs), in Italia sono stati ordinati oltre 370 mila chili di poké, con una media di 105 bowl ogni ora. Ma il dato più interessante è un altro: quasi il 90% degli ordini era personalizzato.
La Pinsa si presta in modo naturale a questo approccio: è una base neutra, versatile e personalizzabile che può ospitare infiniti topping, stagionali o permanenti. È possibile proporre versioni gourmet, alternative più leggere o opzioni vegetariane e vegane senza appesantire la gestione operativa.
Ridurre gli sprechi come priorità assoluta
Secondo il rapporto Waste Watcher International (via: Eco dalle Città), la metà degli italiani presta attenzione all’impatto ambientale dei prodotti alimentari che acquista. È un cambiamento culturale guidato soprattutto dai più giovani, che privilegiano scelte stagionali, la condivisione del cibo e comportamenti zero waste. In questo scenario, le cucine sono chiamate a ripensare processi e forniture per ridurre scarti e proporre piatti più attenti all’ambiente.
La Pinsa offre vantaggi concreti in questa direzione. Da un lato, infatti, i professionisti possono acquistare basi surgelate con una shelf life molto lunga, che consentono una gestione precisa delle scorte e riducono sensibilmente il rischio di rimanenze. Dall’altro, la Pinsa si presta perfettamente a una preparazione espressa: viene completata e farcita all’ultimo e può essere facilmente porzionata in tanti modi, adattandosi alle esigenze e all’appetito di ogni cliente. È difficile che il piatto venga lasciato a metà o che vengano generati scarti di cucina.
Sul fronte della sostenibilità, la Pinsa ha un ulteriore punto di forza: è un prodotto semplice e naturale, composto da pochi ingredienti – farina, acqua, lievito e un filo d’olio – e non prevede trasformazioni complesse. Questa essenzialità si traduce in una proposta più pulita, più trasparente agli occhi del consumatore e più coerente con il crescente interesse verso prodotti semplici ma fatti bene.
Puntare su ingredienti di qualità
Secondo i dati del Centro Studi CNA in collaborazione con CNA Agroalimentare (via: Beverfood), la categoria delle pizze gourmet – un tempo considerata di nicchia – ha ormai conquistato oltre il 12% delle preferenze dei consumatori. Il segnale è chiaro: i clienti sono disposti a pagare di più quando percepiscono valore, cura e ingredienti superiori.
Questo trend continuerà certamente anche nel 2026, spingendo i ristoratori a valorizzare materie prime di qualità, provenienze certificate, lavorazioni artigianali e abbinamenti curati.
In questo contesto, la Pinsa offre una base eccellente su cui costruire proposte premium. La sua struttura leggera e alveolata valorizza topping di alta qualità senza coprirli, permettendo di creare combinazioni gourmet che risaltano sia al palato che alla vista.